Anche in Russia il potere logora che non l’ha più :: Russia

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Anche in Russia il potere logora che non l’ha più

Perché indignarsi se Eltsin perseguita Gorbaciov, visto che quest’ultimo quando era in sella usava gli stessi metodi per far fuori i nemici?

Massimo Fini da L'Europeo del: 23/10/1992

Il governo italiano ha espresso a quello russo «le sue preoccupazioni per le misure restrittive imposte a Mikhail Gorbaciov» al quale le autorità di Mosca hanno ritirato il passaporto in seguito al suo rifiuto a comparire come testimone davanti alla Corte costituzionale che sta giudicando della legalità del Pcus e quindi dei decreti con cui Eltsin lo mise fuorilegge.
Contro queste misure hanno protestato anche i pidiessini, i repubblicani, i liberali. A Strasburgo un centinaio di eurodeputati ha firmato un documento in cui si dichiara che «la libertà personale di Gorbaciov viene limitata dalla Corte costituzionale russa per ragioni di natura essenzialmente politica». Anche la stampa internazionale si è mobilitata in favore dell’illustre perseguitato e su alcuni quotidiani europei è apparso un «Appello all’Occidente» firmato da Gorbaciov.

Che quello al Pcus sia un processo politico, e quindi un arbitrio come tutti i processi di questo genere, è fuori discussione, come non c’ è dubbio che i decreti con cui Eltsin sciolse il Partito comunista sovietico, che contava allora sedici milioni di iscritti, siano il consueto sopruso con cui il vincitore impone ai vinti il diritto della forza spacciandolo come forza del diritto. Ma questa non è affatto l’opinione di coloro che sono scesi in campo a favore di Gorbaciov i quali hanno sempre considerato legittimi, anzi plaudito, quei decreti liberticidi.

Ora non si capisce come chi si pone da questo punto di vista possa contestare il diritto della Corte che giudica il Pcus a sentire Gorbaciov che del Pcus è stato l’ultimo segretario dal 1985 al 1991. Un processo al Pcus estraniando Gorbaciov sarebbe ancor più grottesco e iniquo di quanto già non sia. Ancor meno si comprende come Gorbaciov possa atteggiarsi a vittima negando la validità di leggi, come quella che ha consentito alle autorità russe di impedirgli di uscire dal Paese finche non renderà la sua testimonianza, che egli mantenne in vigore quando era padrone dell’Urss e che usò a piene mani.

Molti di coloro che sono intervenuti a favore dell’ex leader sovietico hanno sottolineato che egli è Premio Nobel per la pace e lo stesso Gorbaciov ha scritto che «il calcolo del Potere... è screditare il riformatore democratico, il Premio Nobel per la pace». A parte il ridicolo di quella sessantottesca citazione dei Potere da parte di uno che lo ha esercitato per anni senza risparmio, non sta scritto da nessuna parte che un Premio Nobel abbia diritto, perché tale, di non rispettare le leggi vigenti nel suo Paese. Peraltro Gorbaciov si è graziosamente detto disposto a conferire con i giudici «in forma privata», ma non in aula, dimostrando una volta di più quanto egli abbia un’alta considerazione di sè e quanto poca ne abbia del diritto, della legge, della parità fra cittadini.

Se le misure nei confronti di Mikhail Gorbaciov hanno suscitato l’indignazione dell’Occidente, non hanno per nulla commosso l’opinione pubblica dell’ex impero sovietico.
Da quelle parti non si dimenticano che il «despota illuminato» , che tanto piaceva all’Occidente, è il primo e principale responsabile della situazione di bancarotta, di disgregazione e di fame in cui versa oggi la Russia: Come non hanno dimenticato altre cosette che l’Occidente ha invece sempre disinvoltamente fatto finta di non vedere.

Il Premio Nobel per la pace esordì facendo sparare dalla polizia sulla folla di Alma Ata ( 110 morti), proseguì facendo bastonare con le pale di ferro una pacifica folla di dimostranti a Tbilisi ( 19 morti, fra cui donne e bambini), mandò i carri armati in Azerbaigian provocando centinaia di morti, si ripetè in Tagikistan (50 morti) e in Uzbekistan (30), fu inoltre uno dei membri del Politburo che decise l’intervento in Afghanistan.

Oggi Gorbaciov pretenderebbe di continuare il giochetto con cui ha costruito la sua fortuna d’immagine in Occidente: chiamarsi fuori da vicende in cui è impegolato fino al collo. Con i russi, che quelle evoluzioni di saltimbanco hanno dovuto subirle sulla propria pelle, l’antica canzone gorbacioviana non funziona più. Chi può dar loro torto?







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